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1. Un recente studio della Banca d’Italia, analizzando la composizione delle entrate degli atenei italiani, ha dimostrato come, a fronte di finanziamenti pubblici pressoché proporzionali al numero degli studenti, le università delle aree in ritardo, ed in particolare quelle del Mezzogiorno, ma soprattutto insulari, siano penalizzate dalla minore capacità contributiva degli studenti, dalla minore capacità-possibilità di attingere ad altre fonti, come quelle da privati o provenienti dalla Unione Europea e, più in generale, dalla complessiva debolezza del sistema economico. Un dato appare emblematico, risultando non solo epifenomeno del divario economico nazionale, ma anche dell’ulteriore tendenza degli studenti meridionali ad “emigrare” verso le università del centro-nord. Come rilevato dall’ANVUR, l’importo delle entrate per studente derivante dal pagamento delle tasse negli atenei delle regioni del Nord raggiunge il doppio di quello delle Isole, mentre risulta di circa il 30% superiore a quello del Centro e del 60% rispetto a quello del Sud. Sotto altro profilo le dinamiche demografiche, che già segnano una marcata spinta centrifuga per diplomati e laureati, svolgeranno in termini tendenziali, e difficilmente controvertibili nel medio termine, un pesante effetto ulteriormente depressivo per gli atenei del Mezzogiorno in controtendenza con la strategia di sviluppo per il Sud e le Isole che punta alla valorizzazione dei suoi centri culturali e di produzione scientifica.
