Abstract
Il saggio si sofferma sul principio della fiducia, sancito dall’art. 2, del codice dei contratti pubblici, muovendo da due interrogativi fondamentali: se sia possibile pervenire a una sua definizione univoca, attribuendogli un’autonoma portata precettiva; se, e in che senso, esso si distingua dal principio di buona fede, previsto dall’art. 5, dello stesso codice. Sotto il primo profilo, il saggio evidenzia come la nozione di fiducia non possa essere confinata a una dimensione puramente psicologica, e, quindi, ridotta a mera espressione di uno stato mentale, ma debba essere necessariamente ricondotta, in una prospettiva giuridica, a una dimensione
oggettivamente e materialmente apprezzabile, identificandosi, in definitiva, con la tutela dell’affidamento contro comportamenti scorretti. Sotto il secondo profilo, il saggio mette in risalto che, mentre la buona fede accede a modelli di comportamento riconducibili alla tradizione civilistica, e, dunque, estrinseci rispetto al sistema degli appalti pubblici, a garanzia esclusiva degli interessi bilaterali delle parti nell’ambito della singola relazione contrattuale, la fiducia, invece, si configura come principio di sistema, cui l’art. 4, del codice dei contratti pubblici riconosce la dignità di criterio ermeneutico primario, volto a salvaguardare il regolare funzionamento del mercato degli appalti pubblici, e, al tempo stesso, gli interessi generali e specifici facenti capo agli attori – pubblici e privati – che si muovono al suo interno, andando a colpire quelle condotte – per l’appunto, scorrette – non giustificabili nella logica di quel sistema, e pregiudizievoli per quegli interessi. In questa prospettiva, quindi, il saggio, anche attraverso l’esame di casi concreti, arriva alla conclusione che, diversamente dalla buona fede, la fiducia non assume – come la prima – una valenza solo interpretativa e suppletiva, ma è idonea a dispiegare una ben più pregnante portata correttiva nella fase sia dell’evidenza pubblica che dell’esecuzione contrattuale, ponendosi, in ultima analisi, come norma di chiusura del sistema.

The Principle of Trust in the New Public Procurement Code: Assessing its Novelty and Relevance

The essay focuses on the principle of trust, established under Article 2 of the Public Procurement Code, starting from two fundamental questions: whether it is possible to arrive at an unambiguous definition by attributing an autonomous prescriptive force to it; and whether, and in what sense, it differs from the principle of good faith, provided for in Article 5 of the same Code. Under the first aspect, the essay highlights how the notion of trust cannot be confined to a purely psychological dimension – and thus reduced to a mere expression of a mental state – but must necessarily be brought back, from a legal standpoint, to an objectively and materially assessable dimension, ultimately identifying itself with the protection of legitimate expectations against improper conduct. Under the second aspect, the essay emphasizes that while good faith aligns with behavioural standards derived from the civil law tradition – and is therefore extrinsic to the public procurement system, aimed exclusively at safeguarding the bilateral interests of the parties within an individual contractual relationship – trust operates as a systemic principle. Indeed, Article 4 of the Public Procurement Code recognizes trust as a primary interpretive criterion designed to safeguard the proper functioning of the public procurement market as well as the general and specific interests of both public and private actors operating within it, sanctioning improper conduct that cannot be justified under the logic of that system and that prejudices those interests. In this perspective, through the examination  of specific case law, the essay concludes that, unlike good faith, trust does not merely serve an interpretive and supplementary function, but is capable of exerting a far more significant corrective force during both the public tendering procedure and contractual performance, acting, in the final analysis, as an overarching gap-filling rule of the system.