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Abstract
Il saggio propone una rilettura del concetto di rispetto come categoria giuridica e scientifica, capace di orientare criticamente i modelli normativi e le pratiche sanitarie. Attraverso un approccio intersezionale, l’autrice evidenzia come la pretesa neutralità dei sistemi giuridici e scientifici possa celare meccanismi di esclusione e produrre forme di discriminazione indiretta, in particolare nel campo della salute e della procreazione medicalmente assistita. La medicina di genere emerge come strumento analitico e correttivo, in grado di rendere visibili tali asimmetrie e promuovere un’eguaglianza sostanziale. In questa prospettiva, il rispetto assume una funzione operativa: da principio etico si fa criterio di giustizia distributiva, parametro di verifica dell’appropriatezza del risultato attraverso cui autodeterminazione, dignità e responsabilità istituzionale trovano una traduzione verificabile nelle scelte sanitarie e organizzative.

The essay reinterprets the concept of respect as both a legal and scientific category capable of critically guiding normative frameworks and healthcare practices. Adopting an intersectional approach, the author shows how the alleged neutrality of legal and scientific systems may conceal exclusionary mechanisms and generate forms of indirect discrimination, particularly in healthcare and medically assisted reproduction. Gender medicine is presented as both an analytical and corrective tool, able to expose these asymmetries and foster substantive equality. In this perspective, respect acquires an operational function: from an ethical principle it becomes a criterion of distributive justice, a benchmark for assessing the appropriateness of outcome (appropriatezza del risultato) through which self-determination, dignity, and institutional responsibility are translated into verifiable healthcare and organizational choices.