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Abstract
Il contributo analizza l’impatto dell’entrata in vigore della legge 19 febbraio 2004, n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita in Italia, evidenziando il passaggio tra il vuoto normativo precedente e il nuovo regime giuridico restrittivo. Prima dell’approvazione della l. n. 40/2004, l’assenza di una disciplina organica lasciava, infatti, spazio a prassi eterogenee, a decisioni affidate ai singoli centri e a un’ampia discrezionalità medica, in un quadro normativo frammentario che, tuttavia, garantiva una maggiore flessibilità. Con il 2004, il nuovo impianto legislativo introduce limiti stringenti, divieti e criteri uniformi, incidendo direttamente sulle scelte riproduttive e sulle traiettorie di vita di molte persone. Il “prima” e il “dopo” della l. n. 40/2004 non segnano, quindi, solo una cesura temporale, ma riflettono due diverse visioni della procreazione, del corpo e dell’autodeterminazione individuale. Le successive pronunce della Corte costituzionale e degli organi giurisdizionali europei hanno progressivamente attenuato alcune delle rigidità più evidenti del testo normativo, senza tuttavia eliminare del tutto quella sensazione di precarietà che ha caratterizzato – e in parte continua a caratterizzare – l’esperienza di chi vive la genitorialità come un diritto fragile, costantemente esposto al mutare delle interpretazioni giuridiche, e – non da ultimo – alle sensibilità regionali, come dimostrano i recenti interventi normativi adottati dalla Regione Toscana.

This essay analyses the impact of the entry into force of Law No. 40 of 2004 on medically assisted reproduction in Italy, highlighting the transition from the previous regulatory vacuum to the new restrictive legal framework. Prior to the adoption of Law 40, the absence of comprehensive regulatory framework made way for varied practices, decisions entrusted to individual and for broad medical discretion, in a fragmented regulatory framework which, however, guaranteed greater flexibility. The new 2004 legislative framework introduced stricter limits, prohibitions and criteria, directly affecting the reproductive choices and life trajectories of many people. The ‘before’ and ‘after’ of Law No. 40 do not, therefore, merely mark a temporal break, but reflect two different visions of procreation, the body and individual self-determination. The subsequent rulings of the Constitutional Court and the European Court of Human Rights have gradually softened some of the most obvious rigidities of the legislation, without, however, entirely eliminating the sense of precariousness which has characterized – and in part continues to characterize – the experience of those who view parenthood as a fragile right, constantly exposed to the shifting of legal interpretations, and – not least – to regional sensibilities, as demonstrated by the recent legislative measures adopted by the Region of Tuscany.