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Lo sviluppo sostenibile, il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, sono temi da tempo centrali nelle politiche internazionali, sovranazionali e interne ai singoli Stati, considerata la fondamentale importanza che rivestono per la qualità e la continuità della vita sulla Terra. Si è ormai consapevoli, d’altra parte, che non basta proteggere la natura mantenendola nel suo stato attuale, perché ciò non sarà sufficiente per reintegrarla nella nostra esistenza, come è stato messo in luce, nel 2020, dalla Commissione europea nella strategia sulla biodiversità per il 2030: un ambizioso piano di azione che a livello normativo ha trovato attuazione nel Regolamento dell’Unione europea sul ripristino della Natura, entrato in vigore nell’agosto del 2024.
Un ruolo rilevante su queste tematiche svolgono in Italia alcune reti collaborative tra enti pubblici e privati, di cui fanno parte anche università e imprese, come l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) e il National Biodiversity Future Center (NBFC).
L’ASVIS, nata nel 2016, è composta da oltre trecento soggetti impegnati a realizzare i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile e i 169 target (che li sostanziano) dell’Agenda 2030 dell’ONU. In particolare questa organizzazione intende: sviluppare una cultura della sostenibilità a tutti i livelli, che orienti in tal senso gli stili di vita, i sistemi di convivenza civile e i modelli di produzione e consumo; analizzare le implicazioni e le opportunità per l’Italia legate all’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile; definire strategie nazionali e territoriali per il conseguimento degli SDGs e realizzare un sistema di monitoraggio dei relativi progressi.
