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	<title>italiano Archivi - Nuove Autonomie</title>
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	<title>italiano Archivi - Nuove Autonomie</title>
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	<item>
		<title>La valutazione delle politiche pubbliche nel sistema parlamentare italiano: tra disfunzioni ed opportunità di riforma di Stefano Rotolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Rotolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 18:42:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>scarica PDF Abstract Il presente lavoro indaga sul funzionamento della valutazione delle politiche pubbliche nel sistema parlamentare italiano. Dopo un’iniziale premessa riguardante lo sviluppo storico delle pratiche valutative, si indaga sugli strumenti parlamentari attualmente presenti, evidenziandone contraddizioni e limiti. Nella seconda parte del contributo l’attenzione si focalizza sul sistema di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">scarica <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2025/04/Rotolo-Nuove-autonomie-1-25-speciale_rev.2.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il presente lavoro indaga sul funzionamento della valutazione delle politiche pubbliche nel sistema parlamentare italiano. Dopo un’iniziale premessa riguardante lo sviluppo storico delle pratiche valutative, si indaga sugli strumenti parlamentari attualmente presenti, evidenziandone contraddizioni e limiti. Nella seconda parte del contributo l’attenzione si focalizza sul sistema di finanza pubblica, con riguardo particolare al caso cosiddetto Superbonus. In tale contesto, la cattiva interazione dei soggetti tecnici della finanza pubblica (Ragioneria Generale dello Stato, Ufficio Parlamentare di Bilancio e Corte dei conti) e la marginalità del Parlamento hanno originato l’erroneità delle stime sulla misura e un conseguente aumento della spesa pubblica. Per tali ragioni le conclusioni proporranno, de jure condendo, l’introduzione di un organismo di valutazione di politiche pubbliche nel sistema parlamentare italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The evaluation of public policies in the Italian parliamentary system: between dysfunctions and opportunities for reform</strong></p>
<p style="text-align: justify;">This work investigates the functioning of the evaluation of public policies in the Italian parliamentary system. After an initial premise regarding the historical development of evaluation practices, we investigate the parliamentary tools currently present, highlighting their contradictions and limits. In the second part of the contribution, attention focuses on the public finance system, with particular attention to the so-called Superbonus case. In this context, the bad interaction of the technical subjects of public finance (General State Accounting Office, Parliamentary Budget Office and Court of Auditors) and the marginality of Parliament have given rise to the erroneous estimates of the measure and a consequent increase in public spending. For these reasons, the conclusions will propose, de jure condendo, the introduction of a public policy evaluation body in the Italian parliamentary system.</p>
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		<title>Brain drain e agevolazioni alle imprese che investono in ricerca e sviluppo nell’ordinamento giuridico italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa Geraci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 13:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Saggi 1/2 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica PDF Abstract Negli ultimi anni, la stampa, i quotidiani e gli articoli accademici, hanno segnalato il disagio di molti laureati italiani costretti a lavorare all’estero. Ad implementare questo stato di cose ha contribuito la pandemia da Covid-19, dando vita a un dibattito sulla relazione tra forme insediative e diffusione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Scarica <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2025/02/N.A.-1-2-24-ROSA-GERACI.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<p style="text-align: justify;">Abstract<br />
Negli ultimi anni, la stampa, i quotidiani e gli articoli accademici, hanno segnalato il disagio di molti laureati italiani costretti a lavorare all’estero. Ad implementare questo stato di cose ha contribuito la pandemia da Covid-19, dando vita a un dibattito sulla relazione tra forme insediative e diffusione del contagio che ha ripotato in auge un tema carsico nel dibattito pubblico italiano: quello del divario tra Italia e estero. Alcuni ritengono che la responsabilità di questa situazione sia ascrivibile all’assenza di un supporto finanziario e incentivi a sostegno della ricerca. Tuttavia, la situazione del settore della ricerca italiana, che impiega ancora una piccolissima frazione di laureati italiani, non è l’unico fattore che spinge “i cervelli italiani” ad emigrare o a rimanere all’estero dopo aver studiato in Università straniere. Nonostante le diffuse prove aneddotiche sulla fuga dei cervelli dall’Italia, è imprescindibile un’indagine statistica per quantificare il fenomeno. Ad oggi, l’assenza di un quadro completo di informazioni preclude di identificare le dimensioni di questa “fuga” e il suo effettivo andamento negli ultimi anni, rendendo inadeguato l’utilizzo del parametro della competitività dei territori, frutto della loro mercificazione, per cedere il passo ad un approccio alternativo basato sulla loro desiderabilità, concetto di più difficile definizione che però tiene in considerazione tutti i diversi aspetti (e non solo quelli economici) che spingono le persone a scegliere il luogo in cui vivere. Per arrestare la “fuga dei cervelli” sono stati introdotti incentivi fiscali alle imprese che assumono ricercatori, dottori di ricerca e docenti universitari. Il presente lavoro analizza il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, inizialmente introdotto dall’articolo 3 del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, reso operativo con l’emanazione del decreto interministeriale del 27 maggio 2015, ma innovato ad opera della Legge di Bilancio del 2023. Il nuovo credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo va senz’altro valutato positivamente dalle imprese, anche se, come vedremo, è affetto da alcune criticità da cui potrebbe scaturire un’inefficiente applicazione del beneficio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Brain drain and tax breaks to companies investing in research and development in the Italian legal system</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In recent years, the press, newspapers and academic articles have reported the hardship of many Italian graduates forced to work abroad. The Covid-19 pandemic has contributed to implementing this state of affairs, giving rise to a debate on the relationship between settlement forms and the spread of the contagion that has resurrected a karst theme in Italian public debate: that of the gap between Italy and abroad. Some believe that the absence of financial support and incentives to support research is to blame for this situation. However, the situation of the Italian research sector, which still employs a very small fraction of Italian graduates, is not the only factor driving “Italian brains” to emigrate or stay abroad after studying at foreign universities. Despite widespread anecdotal evidence of brain drain from Italy, a statistical survey to quantify the phenomenon is imperative. To date, the absence of a complete picture of information, precludes identifying the size of this “flight” and its actual trend in recent years, making the use of the parameter of the competitiveness of territories, the result of their commodification, inadequate to give way to an alternative approach based on their desirability, a concept that is more difficult to define but which takes into account all the different aspects (and not only the economic ones) that drive people to choose the place where they live. To halt the “brain drain,” tax incentives have been introduced for companies that hire researchers, PhDs and academics. This paper analyzes the tax credit for research and development activities, initially introduced by Article 3 of Decree Law No. 145 of Dec. 23, 2013, made operational with the issuance of the interministerial decree of May 27, 2015, but innovated by the Budget Law of 2023. The new tax credit for research and development activities is undoubtedly to be welcomed by companies, although, as we shall see, it is affected by some critical issues that could lead to an inefficient application of the benefit.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nuoveautonomie.it/brain-drain-e-agevolazioni-alle-imprese-che-investono-in-ricerca-e-sviluppo-nellordinamento-giuridico-italiano/">Brain drain e agevolazioni alle imprese che investono in ricerca e sviluppo nell’ordinamento giuridico italiano</a> proviene da <a href="https://www.nuoveautonomie.it">Nuove Autonomie</a>.</p>
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		<title>Ruolo degli Enti locali: dalla consultazione da parte della Regione all’assegnazione di una parte delle funzioni trasferite. Ovvero, della ambigua collocazioneistituzionale (e dello sfortunato destino politico?) degli Enti locali nel sistemacostituzionale italiano di governo multilivello</title>
		<link>https://www.nuoveautonomie.it/ruolo-degli-enti-locali-dalla-consultazione-da-parte-della-regione-allassegnazione-di-una-parte-delle-funzioni-trasferite-ovvero-della-ambigua-collocazioneistituzionale-e-dello-sfortunato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 16:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciale 1-2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica PDF Sommario: 1. Breve premessa: la “travagliata vicenda” degli Enti locali nell’ordinamento costituzionale italiano. – 2. Coinvolgimento procedurale e responsabilità funzionale degli Enti locali nel d.d.l. c.d. “Calderoli”: quattro criticità. – 3. Considerazioni conclusive. 1. Breve premessa: la “travagliata vicenda” degli Enti locali in Italia Non può negarsi –</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nuoveautonomie.it/ruolo-degli-enti-locali-dalla-consultazione-da-parte-della-regione-allassegnazione-di-una-parte-delle-funzioni-trasferite-ovvero-della-ambigua-collocazioneistituzionale-e-dello-sfortunato/">Ruolo degli Enti locali: dalla consultazione da parte della Regione all’assegnazione di una parte delle funzioni trasferite. Ovvero, della ambigua collocazioneistituzionale (e dello sfortunato destino politico?) degli Enti locali nel sistemacostituzionale italiano di governo multilivello</a> proviene da <a href="https://www.nuoveautonomie.it">Nuove Autonomie</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Scarica <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2024/07/Di-Maria-1-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sommario: 1. Breve premessa: la “travagliata vicenda” degli Enti locali nell’ordinamento costituzionale italiano. – 2. Coinvolgimento procedurale e responsabilità funzionale degli Enti locali nel d.d.l. c.d. “Calderoli”: quattro criticità. – 3. Considerazioni conclusive.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Breve premessa: la “travagliata vicenda” degli Enti locali in Italia</p>
<p style="text-align: justify;">Non può negarsi – a parere di chi scrive – che gli Enti locali (di seguito “EE. LL.”) siano stati oggetto di alterne vicende e fortune istituzionali, occorse lungo lo sviluppo normativo del sistema di governo multilivello repubblicano.  Per limitare il campo di indagine agli ultimi trent’anni, basti rammentare – in primis – la successione fra la legge 15 marzo 1997, n. 59 (c.d. “Bassanini”), il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (c.d. “TUEL”) e la legge di revisione costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (c.d. “riforma del Titolo V, Parte II, della Costituzione”); successione originata dall’impulso centrifugo delle disposizioni in materia di autonomia e decentramento delle funzioni amministrative, raccolto e convogliato poi nel Testo Unico – in particolare, nella distribuzione delle funzioni a livello comunale, provinciale e metropolitano – e rivisitato infine nella Costituzione, alla luce del nuovo assetto delineato soprattutto negli artt. 114 e 1181</p>


<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nuoveautonomie.it/ruolo-degli-enti-locali-dalla-consultazione-da-parte-della-regione-allassegnazione-di-una-parte-delle-funzioni-trasferite-ovvero-della-ambigua-collocazioneistituzionale-e-dello-sfortunato/">Ruolo degli Enti locali: dalla consultazione da parte della Regione all’assegnazione di una parte delle funzioni trasferite. Ovvero, della ambigua collocazioneistituzionale (e dello sfortunato destino politico?) degli Enti locali nel sistemacostituzionale italiano di governo multilivello</a> proviene da <a href="https://www.nuoveautonomie.it">Nuove Autonomie</a>.</p>
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		<item>
		<title>Alle origini dell’obbligo legislativo vaccinalenell’ordinamento giuridico italiano</title>
		<link>https://www.nuoveautonomie.it/alle-origini-dellobbligo-legislativo-vaccinalenellordinamento-giuridico-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Armao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 10:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciale obbligo vaccinale 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica il PDF 1. All’inizio del ‘900 Federico Cammeo individuava il fondamento dell’intervento statale in campo sanitario, e quindi anche l’obbligatorietà del trattamento vaccinale, nell’esigenza di “avere una popolazione sana e numerosa”, poiché “la sanità e il numero della popolazione è un presupposto necessario della potenza dello Stato”1. In quel</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nuoveautonomie.it/alle-origini-dellobbligo-legislativo-vaccinalenellordinamento-giuridico-italiano/">Alle origini dell’obbligo legislativo vaccinale&lt;br&gt;nell’ordinamento giuridico italiano</a> proviene da <a href="https://www.nuoveautonomie.it">Nuove Autonomie</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Scarica il <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2022/07/N.A.-Speciale-1.22-Obbligo-Vaccinale-Armao.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<hr>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: revert; color: initial;">1. All’inizio del ‘900 Federico Cammeo individuava il fondamento dell’intervento statale in campo sanitario, e quindi anche l’obbligatorietà del trattamento vaccinale, nell’esigenza di “avere una popolazione sana e numerosa”, poiché “la sanità e il numero della popolazione è un presupposto necessario della potenza dello Stato”<sup>1</sup>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: revert; color: initial;">In quel contesto la tutela delle condizioni di salute della popolazione era quindi attività di pubblico interesse di polizia sanitaria avuto riguardo ai pericoli scaturenti dalla diffusione della malattie, sopratutto di tipo epidemico e quindi non in considerazione del diritto personale alla tutela della salute<sup>2</sup>. L’avvento della Costituzione repubblicana, con l’introduzione dell’art. 32<sup>3</sup>, ha offerto all’intervento di sanità pubblica più importante per l’umanità: i trattamenti vaccinali obbligatori, un nuovo inquadramento<sup>4</sup>. Sulla disposizione costituzionale si è poi innestata una copiosa giurisprudenza costituzionale<sup>5</sup> ed amministrativa<sup>6</sup><br />
.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nuoveautonomie.it/alle-origini-dellobbligo-legislativo-vaccinalenellordinamento-giuridico-italiano/">Alle origini dell’obbligo legislativo vaccinale&lt;br&gt;nell’ordinamento giuridico italiano</a> proviene da <a href="https://www.nuoveautonomie.it">Nuove Autonomie</a>.</p>
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