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	<title>Sebastiano Licciardello Archivi - Nuove Autonomie</title>
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		<title>L’attivazione del potere sostitutivo: dal cittadino alle istituzioni*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Licciardello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 14:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica PDF Abstract Dall’insieme delle disposizioni che prevedono un potere sostitutivo sembra che il tema della attivazione dell’esercizio di poteri sostitutivi sia del tutto asistemico. È necessario invece tentare una ricostruzione unitaria dell’istituto attraverso il metodo storico, così da cercare di comprenderne la natura, la funzione, gli scopi e gli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Scarica <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2025/10/Licciardello-1-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abstract</strong><br />
Dall’insieme delle disposizioni che prevedono un potere sostitutivo sembra che il tema della attivazione dell’esercizio di poteri sostitutivi sia del tutto asistemico. È necessario invece tentare una ricostruzione unitaria dell’istituto attraverso il metodo storico, così da cercare di comprenderne la natura, la funzione, gli scopi e gli interessi che vuole soddisfare. Per quanto l’istituto era ricondotto dalla dottrina del primo Novecento all’organizzazione, ed in particolare al tradizionale rapporto gerarchico, nel successivo passaggio da una organizzazione gerarchica ad una organizzazione per autonomie e responsabilità, l’iniziativa dell’attivazione del potere sostitutivo corrisponde ad un interesse pubblico che si declina nella soddisfazione degli interessi di cittadini, imprese, collettività e si allontana dalla funzione di controllo e coordinamento gerarchico, per legarsi al principio del risultato ed al suo soddisfacimento, senza avere carattere sanzionatorio afflittivo, ma piuttosto ripristinatorio. In questo contesto, l’iniziativa per l’attivazione del potere sostitutivo, ancorché spettante al privato, non è solo strumento di tutela della sua situazione giuridica soggettiva, ma declinazione del principio di solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">The provisions establishing substitute power appear disorganized. It is necessary to reconstruct the institution historically to understand its nature, function, purposes, and interests. Although initially tied to organization and hierarchical relationships, with the shift to autonomy and responsibility, the activation of substitute power responds to the public interest of citizens, businesses, and the community. Thus, it distances itself from hierarchical control and is linked to the principle of results and their achievement, without having a punitive nature but rather a restorative one. In this context, the initiative to activate substitute power, even if it is the responsibility of the private individual, protects their legal status and also expresses the principle of solidarity.</p>
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		<title>Regionalismo differenziato, dimensione dell’interessee principio negoziale</title>
		<link>https://www.nuoveautonomie.it/regionalismo-differenziato-dimensione-dellinteressee-principio-negoziale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Licciardello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 08:41:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciale 1-2024]]></category>
		<category><![CDATA[differenziato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scarica PDF Sommario: 1. La riforma costituzionale del Titolo V. – 2. La dimensione dell’interesse ed il sistema di riparto delle competenze. – 3. Regionalismo differenziato e principio negoziale. 1. La riforma costituzionale del Titolo V Le soluzioni organizzative e procedimentali condivise tra Stato e Regioni, hanno stentato, dopo la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Scarica <a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2024/07/Licciardello-1-2024.pdf" target="_blank" rel="noopener">PDF</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sommario: 1. La riforma costituzionale del Titolo V. – 2. La dimensione dell’interesse ed il sistema di riparto delle competenze. – 3. Regionalismo differenziato e principio negoziale.</p>
<p style="text-align: justify;">1. La riforma costituzionale del Titolo V</p>
<p style="text-align: justify;">Le soluzioni organizzative e procedimentali condivise tra Stato e Regioni, hanno stentato, dopo la riforma costituzionale del Titolo V, nonostante le indicazioni contenute già nella sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 2003, che auspicava «una disciplina che prefiguri un iter in cui assumano il dovuto risalto le attività concertative e di coordinamento orizzontale, ovverosia le intese, che devono essere condotte in base al principio di lealtà». Infatti, negli Stati regionali o federali “l’esercizio delle competenze richiede una piena condivisione di obiettivi e di metodi da parte di tutti i livelli di governo. La stessa democrazia… è chiamata a misurarsi con la prossimità della decisione pubblica e la sussidiarietà di un livello rispetto all’altro»<sup>1</sup> . Pertanto, la competenza di ciascun livello di governo si può esercitare efficacemente solo in un contesto di collaborazione<sup>2</sup>. Un raccordo è mancato anche nelle forme previste dall’art. 11 della legge costituzionale n. 3/2001 che prevede la partecipazione delle regioni alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.</p>
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